mondowallace

Una domenica, a passeggio

 

La folla è acefala. Una piovra viscida e nera che scivola sull'immenso pavimento cittadino inghiottendo, fagocitando e stritolando. Col suo enorme occhio scruta i non allineati, li schiaccia negli angoli, li sovrasta con forza dirompente e irrefrenabile. L'inchiostro schizza viscoso e corrosivo al minimo cenno di dissenso, diretto agli occhi degli oppositori. Il polipo incede maestoso e dirompente : con passo ciclopico travolge gli ostacoli sul suo cammino, addenta, mastica, rigetta, inghiotte a seconda delle circostanze.
Alcune pedine, a fatica distinguibili dall'imponente massa nera ed uniforme, cercano di sottrarsi all'abbraccio fatale; pochi attimi di approssimativo anarchismo, e inevitabilmente finiscono per essere travolte dall'ingranaggio macinatore. Il leviatano ha sguardo imperioso, fiero e sicuro. Le pedine appaiono spaurite, insicure, scosse da fremiti e maldestre. Non riescono a coordinarsi, non c'è accordo tra di esse, le accomuna la semplice volontà di fuggire e la paralizzante consapevolezza di non poterlo fare. Disarticolate e carnevalesche, arrancano con il fiatone, al limite della sconfitta. Il calamaro gigante è più veloce, più abile, ben pià astuto dei suoi sparuti nemici. Sa come attrarli verso la morte psichica, sa come privarli della loro individualità, sa come lusingarli per poi farne brandelli. Succhia via loro il cervello dall'orecchio, con una cannuccia. Li agghinda come bambole di pezza, come manichini dallo sguardo impietrito e neutro. Dio stilista e stregone factotum, il mostro stringe i suoi tentacoli sui molli corpi delle vittime, le anestetizza col veleno dell'oblio e ne fa ciò che vuole. Le pedine malcapitate, arrese e spersonalizzate, divengono piccoli e insignificanti frattali di una gigantesca, anonima farsa.
Seguono i dettami del supremo signore. Acquistano ciò che bisogna acquistare. Pensano ciò che è lecito pensare. Odiano ciò che è doveroso disprezzare. Con una falsa felicità nel cuore e il ghiaccio mortale negli occhi, incedono per la città, si riversano nella piazza, ostacolano i viali. Ubbidendo a leggi imperscrutabili e universalmente accettate, camminano a passo di marcia senza guardarsi l'un l'altro. Schiere compatte e indistruttibili, orizzontali trincee semoventi, gruppi di zombie dall'aspetto tutt'altro che trasandato invadono i marciapiedi. Si nutrono di illusioni ad alto prezzo. Parlano pacatamente, quasi sussurrando. Si consolano vicendevolmente, consigliandosi riguardo a scelte già imposte o premeditate -sempre più entusiasti della loro insoddisfazione. Non vedono nell'altro il riflesso di se stessi. In realtà non appongono il loro sguardo su nessun particolare. Le loro orbite fluttuano, galleggiano nella realtà, girano a vuoto. Palle da biliardo lanciate verso ignote buche da un comune, spietato giocatore professionista : i loro occhi morti sono agghiaccianti.
Sul fondo della piazza, sbirciando l'orrenda mutazione dei suoi coetanei, un ragazzo completamente nudo appare in procinto di unirsi all'uniforme corrente di piccoli robot a molla. Inizia a inoltrarsi nella folla, guardingo ma internamente pacato. Nessuno sembra notarlo, nessuno si stupisce dell'incongruenza, del suo immacolato vestito rosa. Il ragazzo cerca di divincolarsi, stritolato com'è da un flusso crescente di morti viventi in abiti da sera. Deve raggiungere l'altro cantone della piazza. Si fa strada con calma, abilmente, evitando a passi cauti gli ammassi più impenetrabili. D'un tratto, appongiando il piede non calzato in una piccola crepa del terreno, incespica e cade rotolando. Un alieno con il gel inciampa a sua volta nel caldo corpo nudo disteso a terra, perde l'equilibrio e si getta a braccia aperte verso una schiera compatta proveniente dalla parte opposta. Compatta fino ad un attimo prima del volo -quando uno dei passanti, preso alla sprovvista e isolato, rimane immobile e in un attimo si ritrova in braccio l'alieno impomatato che lo osserva con occhi increduli. Anche il passante punta i suoi bulbi oculari sullo sconosciuto familiare. Si fissano per un momento interminabile, un nanosecondo che sembra paralizzare l'intero movimento della città.
Un assordante boato squarcia il silenzio. I due distinti passeggiatori, ancora abbracciati, svengono nello stupore attonito e omertoso della folla. L'uomo nudo si alza in fretta e riprende la sua corsa cadenzata. La piovra si accende una sigaretta e si dilegua, scomparendo all'interno del Palazzo dei Capitani.

@lbert pfanner manolo basculante figurt

Autore: mondowallace Categoria: Scoop nordeuropei Letto 375x volte venerdì, 16.11.07 00:12:50 Permalink Punti "Karma": -5. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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Commenti:

  1. [1] mondowallace ppp-216-197.27-151.libero.it

    Mi è piaciuto veramente questo pezzo anche se non ho capito esattamente a cosa ti riferisci.

    Rispondi votes: 10 venerdì, 16.11.07, 19:35:49

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